Ginevra, canzone triste per la Wto

La conferenza stampa di costatazione del collasso

La conferenza stampa di costatazione del collasso

di Monica Di Sisto*

Sovranità alimentare e commercio internazionale non parlano la stessa lingua, e quando tenti di difendere la prima, devi per forza rinunciare a sparare cassette e derrate a casaccio per il mondo e ricominciare a parlare di regole vincolanti per tutti. E’ questa la conclusione prevedibile – almeno per chi scrive – che si deve trarre dall’ennesimo collasso annunciato dell’Organizzazione mondiale del commercio. Continue reading

Wto: Bali, ultima spiaggia dopo troppi anni di crisi

di Monica Di Sisto/Fairwatch

Schermata 12-2456630 alle 05.56.42Con la nona Conferenza ministeriale che si celebra a Bali, in Indonesia, da oggi 3 fino al 6 dicembre, l’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto) non si gioca sulla spiaggia del paradiso tropicale soltanto la sua reputazione come assise multilaterale per il governo globale del commercio. E’ in discussione, in realtà, la sua stessa rilevanza. Non è un segreto che, ad esempio, gli Stati Uniti vorrebbero limitarne l’attività  al solo Meccanismo di risoluzione delle controversie commerciali e poco più. L’ampio negoziato di liberalizzazione di agricoltura, servizi, investimenti e molto altro, rilanciato a Doha nel 2001 dopo il fallimento del vertice di Seattle del 1999, e dato per congelato a Ginevra con la Ministeriale del 2011, vede giorno dopo giorno ridursi il proprio spazio di azione a causa del moltiplicarsi delle trattative dirette tra Paesi al di fuori della Wto. Anche l’Europa, sul modello degli Stati Uniti, negli ultimi anni ha aperto decine di trattative faccia a faccia extra Wto: con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico (EPAs), ad esempio, poi con i partner del Mediterraneo (DCFTAs), con la Korea, Perù e Colombia (FTAs). Si appresta, infine, a consolidare una “Nato del commercio”, creando un’area di libero scambio con gli stessi Stati Uniti (TIPP o TAFTA), legando a doppio filo le due più grandi potenze esportatrici globali per combattere la crisi allargando il mercato interno e le sinergie tra le filiere.

Tra i Paesi in via di sviluppo, dal canto loro, sono emerse negli ultimi anni alcune potenze esportatrici come Cina, India e Brasile forti al punto che quest’ultimo ha vinto la corsa alla successione dell’ex direttore generale della Wto, il francese ex Commissario UE Pascal Lamy, con il proprio ex ambasciatore a Ginevra Roberto Azevedo. Ma il rallentamento subito dal commercio internazionale a causa della crisi della domanda delle imprese e dei consumatori di Stati Uniti ed Europa, e la crescita lenta della domanda interna, crea sconforto nei Pvs e sfiducia nel fatto che il commercio internazionale possa rimanere a lungo il volano della globalizzazione e che, di conseguenza, la Wto ne rimanga l’istituzione-chiave. Senza contare che i Paesi più poveri (LDCs) vedono da anni ripetersi in ambito Wto promesse – come il taglio dei sussidi Usa e Ue alle proprie esportazioni, un accesso senza dazi né limiti di quota ai mercati dei Paesi avanzati, misure specifiche per i Paesi dipendenti dalla produzione del cotone, aiuti al commercio, formazione e così via – che non sono state mantenute e incrinano la credibilità della Wto.

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