L’impatto dei TLC sulla Colombia

I trattati di libero scambio tra Paesi sviluppati e sottosviluppati costituiscono un espressione di sottomissione al più forte. Governo soggiacenti al potere economico accettano gli obblighi imposti dal potere egemonico globale.
Lo dimostrano i fatti. Un anno dopo l’entrata in vigore del trattato di libero scambio con gli Stati Uniti le esportazioni dagli USA alla Colombia sono cresciute del 20.1%. Le esportazioni dalla Colombia agli USA sono cresciute, nello stesso periodo, del 3.4%.

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Le importazioni agricole dagli Stati Uniti sono cresciute del 62% in confronto all’anno precedente rispetto all’entrata in    vigore del trattato. Tra gli altri: la soia del 467%, i lattocaseari del 214%, i cibi processati del 129%. Senza includere carbone, petrolio e caffè. Già liberalizzati. Continue reading

Free trade e Ogm. A rischio i diritti di tutti

L’accordo globale di libero scambio con nazioni come Giappone, Vietnam ed Australia potrebbe risultare in un bando all’etichettatura Ogm non solo negli Stati Uniti, ma anche in tutti i Paesi coinvolti nel negoziato per il Trans Pacific Partnership agreement (TPP), che coinvolge Paesi come Stati Uniti,  Australia, Brunei, Cile, Canada, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam. I negoziati per il TPP sono andati avanti per anni sotto un velo di segretezza che ha tenuto persino i decisori politici statunitensi al di fuori del processo negoziale.

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Diversi documenti secretati, e successivamente resi pubblici dalle reti della società civile hanno rivelato alcuni aspetti preoccupanti, lasciando il sospetto ad alcuni gruppi per la tutela dei consumatori che il processo rischi di indebolire le politiche di tutela del lavoro e le linee guida sull’etichettatura dei cibi, che porterebbe ad allineare le politiche degli Stati Uniti con quelle dei Paesi partner nell’accordo.

Tra i consulenti coinvolti nel negoziato vi sono molto rappresentanti delle maggiori multinazionali, tra cui l’ex lobbista di Monsanto Islam Sissiqui, che è negoziatore capo nel settore agricolo del TPP in rappresentanza degli Stati Uniti.

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Wto: la società civile scalda i motori

Mentre i capi negoziatori tentano di sbloccare lo stallo dei negoziati, la società civile si organizza in vista della prossima Ministeriale WTO di Bali, che sarà preceduta dalla 19° Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico a Varsavia il prossimo novembre.

Venti organizzazioni della società civile mondiale, appartenenti a diversi network tra cui Climate Justice Now! e promotori al World Social Forum Tunisi dello “spazio climatico”, hanno lanciato un appello globale, per chiedere un cambio di sistema.

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Per affrontare l’emergenza climatica dobbiamo smantellare la Wto e il regime del libero commercio

Promossa da: Alliance of Progressive Labor Philippines; Alternatives – Canada; Alternatives – International; Attac – France; Critical Information Collective; Ecologistas en Acción; ETC Group; Fairwatch – Italy; Focus on the Global South; Global Forest Coalition; Grassroots Global Justice Alliance – US; Health of Mother Earth Foundation – Nigeria; Indigenous Environmental Network; Kalikasan People’s Network for the Environment (Kalikasan PNE) – Philippines; La Via Campesina; Migrants Rights International; No REDD in Africa Network (NRAN); Oilwatch International; Polaris Institute; Transnational Institute.

Per adesioni: climatespace.tunis@gmail.com

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO/WTO), lanciata nel 1995, con Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale costituisce la triade istituzionale di Bretton Woods creata per promuovere il neoliberismo e la globalizzazione delle corporations. La WTO si è rivelata particolarmente efficace nel suo potere di penalizzare e forzare legalmente gli Stati, restringendo lo spazio politico dei Governi e, in molte occasioni, costringendoli a cambiare le loro leggi nazionali al fine di attuare le regole di libero scambio globali.

Non molto tempo dopo il suo lancio tuttavia, i nuovi negoziati per approfondire le regole e ampliare la portata della WTO hanno fallito grazie alle massicce proteste di Seattle (1999), Cancun (2003)  Hong Kong ( 2005), e alle polemiche intorno ai massicci sussidi agricoli diffusi nel Nord. Gli ultimi anni hanno visto l’Organizzazione in stallo in un vicolo cieco ma, nonostante la mancanza di progressi nell’espansione del suo raggio d’azione, i 60 accordi esistenti in ambito WTO sono ancora in vigore.

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