Ambientalisti e associazioni dei consumatori contro l’accordo commerciale UE-USA

Al via dei negoziati per l’accordo commerciale UE-USA, le associazioni ambientaliste e di tutela dei consumatori europee si sono nobilitate per opporsi al rischio di un abbassamento generale degli standard dei prodotti, dalle automobili alle mele.
Considerato il basso livello delle tariffe per le merci scambiate attraverso l’Atlantico, la principale preoccupazione dei movimenti sociali è che qualsiasi accordo UE-USA possa portare ad una  riduzione delle barriere non tariffarie e regolamentarie. Continue reading

350 Organizzazioni contro il nuovo Accordo sui servizi (TISA)

Circa 350 organizzazioni della società civile, per l’Italia CGIL e Fairwatch, membri di Trade Game, hanno sottoscritto e inviato ai propri governi la richiesta di non sottoscrivere l’accordo plurilaterale sui servizi Trade in Services Agreement (TISA). L’Italia sta spingendo per la sua approvazione attraverso l’Europa nel “gruppo di pressione” principale a livello istituzionale autodefinitosi, e non è uno scherzo, quello dei “Veri buoni amici dei servizi”. L’obiettivo: condannare i Paesi che vi aderiscono a un’agenda di liberalizzazioni selvagge dei servizi essenziali, e senza alcuna valutazione d’impatto preventiva, il tutto a spese dell’occupazione, dei diritti umani, dell’ambiente.

In allegato il testo della lettera, che Trade Game ha inviato al Governo italiano insieme alla richiesta di riconvocazione del Tavolo di confronto istituzionale

FTA Ue – Canada. Firmato l’accordo

Barroso firma l’accordo di libero scambio con il Canada. Protesta dei sindacati per la segretezza. Allarme rosso per i servizi pubblici

In un clima di totale segretezza, il Presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, firma oggi, 18 ottobre, con il primo ministro canadese Stephen Harper l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada, Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA).
BarrosoLa notizia è stata diffusa da fonti canadesi, mentre sul versante europeo non si trova traccia preventiva dell’avvenimento né sui siti ufficiali dell’Unione Europea, né sui mezzi di informazione. Continue reading

L’Osservatorio Trade Game chiede al viceministro Calenda la riattivazione del Tavolo istituzionale sui negoziati commerciali

Lo stallo dei negoziati multilaterali, l’imminenza di una nuova ministeriale WTO a Bali, e l’intensificarsi degli incontri istituzionali su tavoli di portata geopolitica inedita come il Transatlantic Trade and Investment Partnership tra Ue-Usa (TTIP), ma anche di negoziati plurilaterali come il Trade in Services Agreement (TISA), hanno spinto l’Osservatorio Trade Game a scrivere al viceministro allo sviluppo economico calenda per chiedere la riattivazione del Tavolo di confronto con la società civile sui negoziati commerciali inaugurato presso il MISE dopo la ministeriale della WTO di Seattle, in vista dell’appuntamento di Cancun del 2003, e da un paio d’anni non più riconvocato.

“Ci preoccupa – hanno scritto le organizzazioni firmatarie – infatti, l’assenza di un dialogo trasparente e continuo sui mandati e risultati negoziali – dovuta in parte alla tecnicalità ma anche alla segretezza dei testi in discussione – che ci impedisce di offrire una prospettiva di impatti e implicazioni nel merito più ampia e inclusiva rispetto ai soli attori imprenditoriali nazionali, che, al contrario, a quanto si apprende, sono stati convocati a confronto, ad esempio sui negoziati USA-UE e invitati formalmente ad esprimere osservazioni e proposte in un apposito incontro convocato presso il MISE nel giugno scorso”.

Il testo della lettera: FTletteraistituzionale031013

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USA-India: Governo a rischio tribunale

Cresce in India l’opposizione al trattato bilaterale sulla liberalizzazione degli investimenti (BIT) con gli Stati Uniti. Il Forum Against Free Trade Agreement, composto da 75 Ong, organizzazioni contadine, sindacati e attivisti, ha scritto al Primo Ministro Manmohan Singh chiedendo una moratoria e la rescissione del negoziato avviato con gli Stati Uniti in occasione del meeting tra il Primo ministro e Obama a Washington a fine settembre scorso. Il pacchetto di richieste comprende, oltre alla richiesta di moratoria, l’insediamento di una Commissione indipendente che conduca una valutazione complessiva dell’impatto dell’eventuale conclusione degli accordi in discussione, in particolare rispetto alla protezione degli investimenti, e su come riguadagnare spazio politico rispetto agli obiettivi nazionali e internazionali di sviluppo. Si chiedeva, inoltre, di rendere disponibili alla pubblica opinione le informazioni relative alle cause legali già mosse da imprese nei confronti di stati nazionali in virtù delle clausole già in vigore per la protezione degli investimenti privati, per esempio in ambito Wto, e alle relative sentenze di risarcimento riscosse dalle corporations ai danni dei bilanci pubblici.

Uno dei portavoce del Forum, Kavljit Singh, Direttore di Madyam, ong di Delhi che si occupa di analisi delle politiche pubbliche, ha affermato che “Nel momento in cui l’India sta rivedendo ufficialmente l’impatto e la portata dei trattati di investimento bilaterali esistenti, sarebbe prematuro da parte di New Delhi per far avanzare nuovi negoziati con gli Stati Uniti. Che cosa succede se il riesame interno conclude che l’India non dovrebbe includere nei futuri trattati il meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato oppure una clausola che rafforzi il principio della nazione più favorita? Entrambi i partner commerciali non dovrebbero pregiudicare l’esito della revisione in corso”.

Il rallentamento delle esportazioni indiane e del volume degli scambi sta cominciando a spaventare anche le piattaforme nazionali di business che, nonostante rimangano i principali promotori di questo progetto di liberalizzazione estrema, temono in particolare la possibilità degli investitori nazionali di avere le stesse condizioni di accesso e sostegno delle realtà nazionali, potendo però godere di una protezione rafforzata dei propri investimenti, stando a ciò che sembra sia sul tavolo di negoziato. E chiaramente nella lettera del Forum delle associazioni indiane si solleva l’obiezione che il Bit “possa seriamente minare la capacità del governo di indirizzare gli investimenti esteri verso le priorità di sviluppo indiane e minacciare l’autorità del Parlamento e del sistema giudiziario indiano”. Senza pensare che l’argine alla crisi indiana posto da misure come quelle del “buy local” salterebbero immediatamente

La lettera riporta, a supporto, la lista delle imprese che hanno già citato in giudizio o minacciato di causa l’India per aver, a loro avviso, posto limiti alla loro libertà d’impresa con gli accordi bilaterali di liberalizzazione commerciali (CECA) e degli investimenti già in vigore (BIPA):

  • CC/Devas (Mauritius) Ltd., Devas Employee Mauritius Pvt. Ltd. (Devas) e Telecom Devas (Mauritius) Ltd. per il BIPA con Mauritius;
  • Axiata Investment 1 Ltd. & Axiata Investment 2 Ltd., Mauritius e Axiata Berhad Group per il BIPA con Mauritius;
  • Deutsche Telekom, per il BIPA con la Germania; Vodafone International Holdings BV Limited per il BIPA con l’Olanda;
  • Sistema Joint Stock Financial Corporation e Bycell per il BIPA con la Russia;
  • Telenor Asia Pte Ltd per la CECA con Singapore;
  • Capital Global Limited e Kaif Investment Limited, basati a Mauritius con Loop Telecom Limited, per il BIPA con Mauritius;
  • Children’s Investment Fund Management (U.K.) LLP per il BIPA con l’UK;
  • Maxim Naumchenko, Andrey Polouektov e Tenoch Holdings Limited, per il BIPA con Cipro.

Una lista autoevidente, che se sommata ai guai giudiziari incorsi al Governo indiano nel momento in cui ha impedito di estrarre a Enron, o ha chiesto di rivedere gli accordi di tariffazione con Bechtel e GE (General Electric), dovrebbe portare alla più naturale delle conseguenze: bloccare le trattative con gli Usa al più presto.

Gli esiti dell’incontro Sing-Obama:
http://www.politico.com/story/2013/09/us-india-trade-meeting-97473.html?hp=l6

Cambio di passo. Interviene l’UNCTAD

Dalla Green revolution ad una vera e propria economia ecologica. Quello che sembra essere un documento politico dei movimenti sociali del terzo millennio, è in verità il fil rouge che lega le centinaia di pagine del Trade and Environment Report 2013 dell’UNCTAD, la Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo.

unctadCon un titolo che è già tutto un programma (“Wake up before it is too late: Make agriculture truly sustainable now for food security in a changing climate”) gli autori e gli esperti che hanno curato il volume, pubblicato alcune settimane fa, sottolineano come l’agricoltura sia nei Paesi industrializzati come nei Paesi poveri debba diversificarsi sostituendo le monocolture, debba ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi e debba garantire maggiore sostegno ai piccoli produttori, permettendo la nascita e il consolidamento del ciclo corto a livello locale. Continue reading