USA-India: Governo a rischio tribunale

Cresce in India l’opposizione al trattato bilaterale sulla liberalizzazione degli investimenti (BIT) con gli Stati Uniti. Il Forum Against Free Trade Agreement, composto da 75 Ong, organizzazioni contadine, sindacati e attivisti, ha scritto al Primo Ministro Manmohan Singh chiedendo una moratoria e la rescissione del negoziato avviato con gli Stati Uniti in occasione del meeting tra il Primo ministro e Obama a Washington a fine settembre scorso. Il pacchetto di richieste comprende, oltre alla richiesta di moratoria, l’insediamento di una Commissione indipendente che conduca una valutazione complessiva dell’impatto dell’eventuale conclusione degli accordi in discussione, in particolare rispetto alla protezione degli investimenti, e su come riguadagnare spazio politico rispetto agli obiettivi nazionali e internazionali di sviluppo. Si chiedeva, inoltre, di rendere disponibili alla pubblica opinione le informazioni relative alle cause legali già mosse da imprese nei confronti di stati nazionali in virtù delle clausole già in vigore per la protezione degli investimenti privati, per esempio in ambito Wto, e alle relative sentenze di risarcimento riscosse dalle corporations ai danni dei bilanci pubblici.

Uno dei portavoce del Forum, Kavljit Singh, Direttore di Madyam, ong di Delhi che si occupa di analisi delle politiche pubbliche, ha affermato che “Nel momento in cui l’India sta rivedendo ufficialmente l’impatto e la portata dei trattati di investimento bilaterali esistenti, sarebbe prematuro da parte di New Delhi per far avanzare nuovi negoziati con gli Stati Uniti. Che cosa succede se il riesame interno conclude che l’India non dovrebbe includere nei futuri trattati il meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato oppure una clausola che rafforzi il principio della nazione più favorita? Entrambi i partner commerciali non dovrebbero pregiudicare l’esito della revisione in corso”.

Il rallentamento delle esportazioni indiane e del volume degli scambi sta cominciando a spaventare anche le piattaforme nazionali di business che, nonostante rimangano i principali promotori di questo progetto di liberalizzazione estrema, temono in particolare la possibilità degli investitori nazionali di avere le stesse condizioni di accesso e sostegno delle realtà nazionali, potendo però godere di una protezione rafforzata dei propri investimenti, stando a ciò che sembra sia sul tavolo di negoziato. E chiaramente nella lettera del Forum delle associazioni indiane si solleva l’obiezione che il Bit “possa seriamente minare la capacità del governo di indirizzare gli investimenti esteri verso le priorità di sviluppo indiane e minacciare l’autorità del Parlamento e del sistema giudiziario indiano”. Senza pensare che l’argine alla crisi indiana posto da misure come quelle del “buy local” salterebbero immediatamente

La lettera riporta, a supporto, la lista delle imprese che hanno già citato in giudizio o minacciato di causa l’India per aver, a loro avviso, posto limiti alla loro libertà d’impresa con gli accordi bilaterali di liberalizzazione commerciali (CECA) e degli investimenti già in vigore (BIPA):

  • CC/Devas (Mauritius) Ltd., Devas Employee Mauritius Pvt. Ltd. (Devas) e Telecom Devas (Mauritius) Ltd. per il BIPA con Mauritius;
  • Axiata Investment 1 Ltd. & Axiata Investment 2 Ltd., Mauritius e Axiata Berhad Group per il BIPA con Mauritius;
  • Deutsche Telekom, per il BIPA con la Germania; Vodafone International Holdings BV Limited per il BIPA con l’Olanda;
  • Sistema Joint Stock Financial Corporation e Bycell per il BIPA con la Russia;
  • Telenor Asia Pte Ltd per la CECA con Singapore;
  • Capital Global Limited e Kaif Investment Limited, basati a Mauritius con Loop Telecom Limited, per il BIPA con Mauritius;
  • Children’s Investment Fund Management (U.K.) LLP per il BIPA con l’UK;
  • Maxim Naumchenko, Andrey Polouektov e Tenoch Holdings Limited, per il BIPA con Cipro.

Una lista autoevidente, che se sommata ai guai giudiziari incorsi al Governo indiano nel momento in cui ha impedito di estrarre a Enron, o ha chiesto di rivedere gli accordi di tariffazione con Bechtel e GE (General Electric), dovrebbe portare alla più naturale delle conseguenze: bloccare le trattative con gli Usa al più presto.

Gli esiti dell’incontro Sing-Obama:
http://www.politico.com/story/2013/09/us-india-trade-meeting-97473.html?hp=l6

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