Ambientalisti e associazioni dei consumatori contro l’accordo commerciale UE-USA

Al via dei negoziati per l’accordo commerciale UE-USA, le associazioni ambientaliste e di tutela dei consumatori europee si sono nobilitate per opporsi al rischio di un abbassamento generale degli standard dei prodotti, dalle automobili alle mele.
Considerato il basso livello delle tariffe per le merci scambiate attraverso l’Atlantico, la principale preoccupazione dei movimenti sociali è che qualsiasi accordo UE-USA possa portare ad una  riduzione delle barriere non tariffarie e regolamentarie.
In questo sta l’incredibile complessità dei negoziati del TTIP, come più volte dichiarato dai funzionari e dai negoziatori. E in questo sta l’opposizione crescente al trattato, rinforzatasi nelle due sponde dell’Atlantico da parte dei consumatori e dei gruppi ambientalisti già dalla scorsa estate. Si sta parlando di organismi geneticamente modificati, di sabbie bituminose, dell’utilizzo di sostanze chimiche pericolose e del rischio di importare cibi agli ormoni.
Addirittura Monique Goyens, direttrice generale dell’Organizzazione europea dei consumatori che rappresenta circa 40 diversi gruppi nazionali in Europa (non proprio una realtà antagonista o anti-mercato) esprime diverse perplessità. “Noi non siamo contro il TTIP, come organizzazione di consumatori”, chiarisce. Ma aggiunge : “Non vedo proprio l’interesse degli Stati Uniti a entrare in questo accordo se non perchè vi sarà un abbassamento di alcune delle norme [europee]”.
Che, sostiene, potrebbe in alcuni casi mettere la stessa salute dei consumatori europei a rischio.
Una posizione non condivisa da Karel De Gucht, commissario europeo al commercio, che in un discorso tenuto a metà ottobre  ha  insistito che “Rimuovere gli ostacoli normativi non è una corsa verso il basso “, ha detto , sostenendo che “nessuna delle due parti ha intenzione di rinunciare al diritto di regolamentare, in futuro, per raggiungere il livello di protezione che i loro cittadini scelgono”.
Una posizione per nulla condivisa dalle reti della società civile che in Europa come negli Stati Uniti stanno scaldando i motori per opporsi ad uno dei più grandi accordi commerciali della storia.

Liberamente tratto dal Financial Time
articolo completo su http://www.bilaterals.org/spip.php?article24001&lang=en

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