Considerazioni sul Tavolo di Confronto con il Governo italiano

di Leopoldo Tartaglia/CGIL

WTO Public Forum 2010

WTO Public Forum 2010 (Photo credit: World Trade Organization)

Su convocazione del MISE, si è svolta il 22 novembre scorso una breve riunione del “Coordinamento sul negoziato multilaterale di Doha (DDA)”

Il Coordinamento è un tavolo istituito dall’allora Ministro Fassino in vista della ministeriale di Seattle del 1999 e dovrebbe consentire l’informazione e la consultazione, da parte del governo, delle parti sociali e della società civile sull’andamento del negoziato commerciale multilaterale.

Le vicende dei governi italiani e lo stallo negoziale del Round di Doha hanno fatto sì che il tavolo non si riunisse da lungo tempo, accentuando la dissimetria informativa e di partecipazione tra le organizzazioni imprenditoriali – spesso convocate dal governo e informate puntualmente sugli andamenti dei negoziati – e i sindacati e le organizzazioni della società civile, che non trovano altre occasioni per poter far sentire la propria voce su questi temi.

L’argomento è stato sollevato, in apertura di riunione, dalla CGIL e dall’Osservatorio sul commercio internazionale TRADE GAME (CGIL, Arci-Arcs, FairWatch, Legambiente), che hanno chiesto una maggiore frequenza di convocazione del tavolo multilaterale e l’apertura di analoghi tavoli sui negoziati bilaterali e plurilaterali, in particolare sul TTIP tra Ue e Usa, giunto al suo secondo incontro negoziale (il prossimo si terrà nella terza settimana di dicembre).

CGIL e TRADE GAME – che avevano, peraltro, indirizzato una lettera al sottosegretario Calenda per la convocazione del coordinamento – hanno presentato e diffuso tra i presenti il documento del sindacato internazionale e una nota dell’Osservatorio italiano sui temi della prossima ministeriale di Bali (vedi allegati).

Temi che sono stati illustrati dal Direttore Generale della direzione commercio internazionale del MISE, Amedeo Teti. Questi ha dato atto al nuovo Direttore Generale del WTO, il brasiliano De Azevedo, di aver fatto un proficuo tentativo di sbloccare lo stallo in cui il round di Doha era arrivato con la direzione Lamy.

De Azevedo ha posto al centro della ministeriale di Bali, infatti, non l’insieme del pacchetto di Doha, ma alcune delle questioni relative allo sviluppo – promosse in particolare da alcuni gruppi di paesi in via di sviluppo, come il G33 e il G20 (non quello delle economie più avanzate), “bilanciate” dklla questione delle facilitazioni al commercio, particolarmente care ai paesi sviluppati.

Opposti, su questi temi, i punti di vista della CGIL e di Trade GAME rispetto alle organizzazioni imprenditoriali agricole, Confindustria e Confcommercio, Sindacati e società civile, infatti, fanno proprie le preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo e di quelli meno avanzati (LDCs, nell’acronimo inglese) rispetto ai costi che questi paesi dovrebbero affrontare per adeguarsi alle procedure doganali e di spedizione dei paesi avanzati e insistono, quindi, sulla volontarietà di adesione e sul sostegno degli aiuti internazionali ai costi di adeguamento. Per quanto riguarda l’agricoltura, sindacati e società civile sostengono la proposta del G33 per consentire ai paesi in via di sviluppo di favorire la sovranità alimentare e il sostegno all’agricoltura di sussistenza attraverso politiche pubbliche di acquisto, stoccaggio e distribuzione a prezzi calmierati dei prodotti agricoli e alimentari, senza incorrere nelle procedure di contenzioso del WTO. Tanto più che non è ancora risolta l’annosa questione dei sussidi che i paesi avanzati (un po’ meno l’Europa, molto di più gli Usa) continuano a fornire ai loro agricoltori.

Gli imprenditori, dal canto loro, vorrebbero acquisire sia completo e vincolante accordo sulle facilitazioni al commercio, sia impedire o limitare lo stoccaggio dei beni alimentari, temendo per le proprie esportazioni.
Il MISE stesso ha fatto notare che l’auspicio comune di sbloccare il negoziato multilaterale e rimettere l’agenda di Doha in carreggiata, a 12 anni dal suo avvio, richiede a Bali un accordo “bilanciato” che dia risposte anche ai paesi meno avanzati e ai temi dello sviluppo dell’agenda stessa.

La presenza a Bali dei sindacati e delle organizzazioni della società civile punta, proprio, a premere per un negoziato che dia risposte positive e non consenta una ripartenza a scapito dei diritti del lavoro, della sovranità alimentare, della tutela dell’ambiente, anche alla luce – negativa – del sostanziale fallimento del COP 19 di Varsavia, che mina. contemporaneamente, le possibilità di affrontare seriamente il cambiamento climatico e la credibilità dei processi multilaterali.

Il documento di Trade Game distribuito all’incontro TG Mise1113doc

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