Da Varsavia a Bali i movimenti chiedono “system change”

A pochi giorni dall’inaugurazione della nona Ministeriale della Wto a Bali, alcune settimane dopo l’empasse a Varsavia della COP Onu sul cambiamento climatico, le organizzazioni della società civile mondiale promotrici dell’appello globale su “trade and climate change”, si incontrano e si mobilitano per pretendere un cambio di sistema.

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Per combattere il climate change smantelliamo la Wto e il regime del libero commercio

Promossa da: Alliance of Progressive Labor Philippines; Alternatives – Canada; Alternatives – International; Attac – France; Critical Information Collective; Ecologistas en Acción; ETC Group; Fairwatch – Italy; Focus on the Global South; Global Forest Coalition; Grassroots Global Justice Alliance – US; Health of Mother Earth Foundation – Nigeria; Indigenous Environmental Network; Kalikasan People’s Network for the Environment (Kalikasan PNE) – Philippines; La Via Campesina; Migrants Rights International; No REDD in Africa Network (NRAN); Oilwatch International; Polaris Institute; Transnational Institute.

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO/WTO), lanciata nel 1995, con Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale costituisce la triade istituzionale di Bretton Woods creata per promuovere il neoliberismo e la globalizzazione delle corporations. La WTO si è rivelata particolarmente efficace nel suo potere di penalizzare e forzare legalmente gli Stati, restringendo lo spazio politico dei Governi e, in molte occasioni, costringendoli a cambiare le loro leggi nazionali al fine di attuare le regole di libero scambio globali.

Non molto tempo dopo il suo lancio tuttavia, i nuovi negoziati per approfondire le regole e ampliare la portata della WTO hanno fallito grazie alle massicce proteste di Seattle (1999), Cancun (2003)  Hong Kong ( 2005), e alle polemiche intorno ai massicci sussidi agricoli diffusi nel Nord. Gli ultimi anni hanno visto l’Organizzazione in stallo in un vicolo cieco ma, nonostante la mancanza di progressi nell’espansione del suo raggio d’azione, i 60 accordi esistenti in ambito WTO sono ancora in vigore.


Queste regole commerciali stanno minando molte iniziative che affrontano il cambiamento climatico e possono essere ulteriormente aggravate dal tentativo di avviare nuovi negoziati nel prossimo incontro ministeriale (MC 9) convocato a Bali, in Indonesia .

Come funzionano le regole della WTO modellate sulle corporations

Secondo la logica WTO, ogni Paese dovrebbe specializzarsi in ciò che può produrre meglio – è quello che viene chiamato il suo “vantaggio comparato” – e poi commerciare questi prodotti in cambio di quelli che altri Paesi producono meglio. Questa logica, però, favorisce la costruzione di economie orientate al mercato e squilibrate, che si concentrano sulle esigenze del mercato, piuttosto che sui bisogni dei propri abitanti. Queste economie orientate all’esportazione straziano Madre natura, al fine di trarre il massimo da essa e provocando la distruzione dell’ambiente, come stiamo costatando ora con il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la distruzione degli ecosistemi. Questa è la logica capitalista: la natura è solo una cosa da sfruttare a scopo di lucro.

I veri beneficiari delle squilibrate regole commerciali della WTO sono le corporations transnazionali consolidate, poiché, in realtà, esse sono i soggetti che hanno più “vantaggi comparati” rispetto alle nuove industrie nazionali e internazionali alle prime armi. In un mondo di flussi di libero scambio – secondo le aspirazioni della WTO – le società transnazionali sono libere di entrare e spostarsi da un Paese all’altro, scegliendo quelli con manodopera a basso costo e sistemi regolatori rilassati, e allo stesso tempo sono in grado di uscire e andarsene con la stessa facilità, dopo che aver arraffato ed esaurito le risorse naturali, lasciando in molti casi, i propri rifiuti tossici dietro di se’.

Allo stesso tempo, i perdenti sono molti:

–          gli agricoltori che hanno perso le loro aziende in quanto non possono competere con le importazioni di prodotti alimentari a basso costo che inondano i mercati locali;

–          i lavoratori i cui posti di lavoro sono resi ancora più instabili e precari sotto la pressione di una qualità del lavoro con standard sempre più bassi;

–          le persone costrette a migrare a causa della perdita dei mezzi di sussistenza

–          le donne che sono il più delle volte quelle che sopportano il peso del disagio economico sulla famiglia e la comunità;

–          i popoli indigeni, sfollati dalle loro terre, e la Madre Terra.

Le regole commerciali globali e l’Ambiente

La WTO, naturalmente, sostiene di essere impegnata “a tutela dell’ambiente” e “dello sviluppo sostenibile”. Citando l’articolo XX del vecchio GATT [1], il regime precursore della WTO, qualsiasi Paese può essere esentato dalle norme della WTO per introdurre misure “necessarie per proteggere la vita o la salute umana, animale o vegetale” [articolo XX -b] o misure “relative alla conservazione delle risorse naturali esauribili…” [articolo XX-g]. Ad un primo sguardo questo può sembrare un atteggiamento ‘eco-friendly’, ma è condizionato da un grande avvertimento posto nel preambolo del articolo [o ‘chapeau’] che, in effetti scarica sui Paesi che vogliono avviare misure di protezione ambientale, l’onere di dimostrare che le loro azioni non saranno causa di “discriminazione arbitraria o ingiustificata” o si tradurranno in una “restrizione dissimulata al commercio internazionale”,

In altre parole, le regole del commercio globale che garantiscono la libera circolazione dei capitali, dei beni e dei servizi dettano le priorità della tutela ambientale. Di conseguenza, le misure di tutela ambientale sono spesso sfidate e abbattute come “restrizione dissimulata al commercio internazionale”. Infatti, sotto le clausole generali della ‘nazione più favorita’ e del ‘trattamento nazionale’ del regime WTO, le imprese transnazionali con sede in Paesi membri hanno assunto effettivamente dei ‘diritti sovrani’. Inoltre, anche l’ambito di tutela ambientale di cui all’articolo XX è troppo strettamente definito per consentire di salvaguardare adeguatamente le misure urgenti e necessarie oggi per combattere il cambiamento climatico, e tanto meno l’ulteriore mercificazione della natura .

Recenti pronunciamenti della WTO contro iniziative climatiche

Nella provincia di Ontario, in Canada, la WTO ha recentemente colpito un diritto e un programma volto a promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili come misura per mitigare il cambiamento climatico generando, al tempo stesso, la creazione di posti di lavoro. Il programma assegnava la maggioranza dei diritti di produzione energetica a società dell’Ontario, rendendo così possibile per la provincia attuare la transizione da carbone, petrolio e gas, senza danneggiare assolutamente l’economia locale. I suoi ‘requisiti di contenuto nazionale’ assicuravano che i nuovi posti di lavoro nell’industria fossero creati in Ontario, esigendo che il 25 per cento del contenuto di tutti i progetti eolici e il 50 per cento del contenuto di tutti i progetti solari fossero prodotti da lavoratori e industrie della provincia. Questo programma inoltre garantiva per 20 anni un prezzo di acquisto preferenziale per kilowatt-ora di elettricità dal vento e generatori solari alle aziende aziende che avevano una certa percentuale dei loro costi provenienti dall’Ontario .

Nei suoi primi due anni, il programma ha creato più di 20.000 posti di lavoro sul clima in Ontario ed era sulla buona strada per crearne un totale di 50.000. Si stava accelerando la produzione di energia rinnovabile e contemporaneamente la riduzione di emissioni di gas a effetto serra e la disoccupazione. Mentre si nutrivano alcune preoccupazioni circa l’attuazione del programma, esso veniva riconosciuto come un passo innovativo verso la lotta al cambiamento climatico .

Nel 2010/2011, tuttavia, il Giappone e l’Unione europea che rappresentavano gli interessi delle loro multinazionali, hanno depositato presso la WTO dei ricorsi contro il programma di incentivazione delle energie rinnovabili dell’Ontario, sostenendo che stava violando la regola del “trattamento nazionale” della WTO stessa. Questa regola stabilisce che “ai prodotti del territorio di una parte contraente [Paese membro della WTO] importati nel territorio di un’altra parte contraente [Paese membro della WTO] si accorda un trattamento non meno favorevole di quello riservato ai prodotti simili di origine nazionale rispetto a tutte le leggi, normative e condizioni inerenti la vendita interna  la messa in vendita, l’acquisto, il trasporto, la distribuzione o l’uso” [art. III . 4 dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio ( GATT) della WTO].

Questo significa che si possono dare più benefici alle imprese transnazionali straniere ma mai meno di quello che è stato concesso a un’impresa nazionale. Quando si parla di cambiamento climatico, questo implica che lo Stato non è in grado di promuovere lo sviluppo di una industria nazionale di pannelli solari, energia eolica o energia rinnovabile utilizzando norme nazionali soprattutto a favore delle compagnie o dei prodotti nazionali. Se uno Stato vuole dare sussidi o preferenze a quelle aziende o prodotti, deve dare gli stessi incentivi anche alle multinazionali straniere. In altre parole un iniziale sforzo nazionale per generare energia rinnovabile, dovrà competere sin dal primo giorno con una grande multinazionale straniera di “energia pulita”, la maggior parte delle quali attori principali della cosiddetta “Green Economy”, che curano molto di più i loro affari rispetto al clima del mondo e che in realtà già promuovono un modello di “energia rinnovabile” basato sullo sfruttamento e sul mercato.

Nel maggio 2013, il Tribunale delle dispute della WTO nella sua sentenza definitiva, ha stabilito che il Canada/Ontario agiva in violazione delle norme WTO. Un mese dopo il ministro dell’Energia dell’Ontario ha annunciato che “la regione avrebbe rispettato la sentenza dell’Organizzazione mondiale del commercio sulla fornitura a contenuto nazionale”.

La decisione della WTO contro l’Ontario è solo la punta di un iceberg. Esistono altri casi: per esempio in India, che sta ancora soffrendo la morte di quasi 1.000 persone, la sparizione di 3.000 e l’evacuazione di 100.000 a causa delle inondazioni estreme causate dalla deforestazione e il cambiamento climatico in Uttaranchal, che subì una causa sollevata dagli Stati Uniti nel febbraio del 2013 contro l’uso dei sussidi e della clausola “comprare locale ” nel suo programma solare interno. Le regole della WTO su cui gli Stati Uniti hanno basato il loro ricorso sulle presunte violazioni da parte dell’India, sono le stesse che hanno costretto l’Ontario a cambiare il suo programma di energia rinnovabile. Ci sono, inoltre, altre controversie in seno alla WTO tra la Cina, gli Stati Uniti e l’Unione europea in materia di apparecchiature di energia eolica e pannelli solari. Queste dispute non mirano ad abbassare i prezzi delle energie rinnovabili, piuttosto il contrario. Il loro scopo principale è quello di preservare i mercati e i profitti delle rispettive società

Bali: un nuovo tentativo di espandere la WTO e gli Accordi di libero scambio

In occasione della prossima riunione ministeriale della WTO, i Paesi membri non cercheranno di concludere il  cosiddetto “Ciclo di negoziati di Doha per lo sviluppo”. Questo ha dimostrato di essere troppo difficile in quanto si tratta di un accordo molto articolato che comprende numerose aree e con la clausola del “single undertaking” della WTO, dove o si concorda su tutto o c’è il nulla di fatto, si è arrivati ad una situazione di stallo nei negoziati. Tuttavia, con un nuovo Direttore generale sostenuto dall’influente coalizione dei Paesi in via di sviluppo BRICS (Brasile, Russia , India , Cina e Sud Africa), le imprese transnazionali ed i grandi attori della WTO hanno una nuova strategia per sbloccare la situazione di stallo e promuovere un “raccolto anticipato” di alcuni accordi, quello che chiamano il “Pacchetto di Bali”, imponendo accordi che includeranno beni e servizi ambientali, come la Casa Bianca ha recentemente annunciato: “Gli Stati Uniti lavoreranno con i partner commerciali per lanciare negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio verso il libero commercio mondiale di beni ambientali, comprese le tecnologie per l’energia pulita come quella solare, eolica, idroelettrica e geotermica … Entro il prossimo anno, ci adopereremo per garantire la partecipazione dei Paesi che rappresentano il 90 per cento del commercio mondiale di beni ambientali che valgono circa 481 miliardi di dollari nel commercio annuale di beni ambientali. Lavoreremo anche sui negoziati per l’Accordo sul commercio dei servizi  (TISA) per il raggiungimento di un regime di libero scambio nel settore dei servizi ambientali “. [ 2 ]

In effetti queste misure fanno parte del follow-up all’agenda di falsa ‘Green economy’ promossa e adottata in occasione del Vertice della Terra Rio +20 delle Nazioni Unite dello scorso giugno 2012. Uno degli obiettivi principali del Piano d’azione approvato a Rio +20 è quello di promuovere e accelerare la mercificazione sia materiale che immateriale della natura. Nel Piano, ad esempio, le funzioni delle foreste devono essere estese oltre la semplice fornitura di prodotti di legno, fino a prevedere di utilizzarle per servizi ambientali  he vanno dal turismo verde alla cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. A sua volta, ciò richiede la creazione di mercati per i servizi ecosistemici e di compensazione della biodiversità. Tuttavia, al fine di creare e promuovere i mercati dei beni e dei servizi ambientali, devono essere aiutati dai regole del commercio globale. In altre parole, l’agenda dell’ ‘economia verde’ fasulla semplicemente non può funzionare senza il regime WTO e gli accordi di libero scambio.

Dobbiamo ricordare che le regole del WTO sono alla base di tutti gli altri accordi di libero scambio bilaterali o regionali, (TPP, TTIP, EPAs, CAFTA, NAFTA, accordi UE – d’associazione e altri [3]). Questi accordi WTO-plus sono nella propria stessa natura diritti volti a minare e contrastare le iniziative per la cura per l’ambiente e che affrontano il cambiamento climatico. Ci sono decine di casi in tutto il mondo di società straniere che richiedono ingenti compensazioni da Paesi membri utilizzando la clausola degli Accordi di libero scambio che consente azioni legali contro gli Stati da parte degli investitori, a causa delle normative ambientali nazionali. Occidental vs Ecuador, Pacific Rim Mining Corp vs El Salvador, Vattenfall vs Germania, Renco vs Perù sono solo alcuni esempi di come le regole sul libero scambio degli investimenti siano progettati e utilizzati per minare le iniziative di tutela della natura. In molti casi una semplice minaccia di una querela da parte di un investitore, facilita normative ambientali nazionali. Il diritto del commercio internazionale ha meccanismi legali per sanzionare e attuare le loro decisioni, mentre le disposizioni ambientali poggiano soprattutto su dichiarazioni che non hanno meccanismi di conformità e sono facilmente superati da accordi commerciali .

Prima le persone e la natura!

Per affrontare l’emergenza climatica non dobbiamo solamente fermare l’espansione della WTO e degli accordi di libero scambio, ma abbiamo bisogno di andare oltre e chiedere la fine della stessa WTO e del regime di libero scambio. Non c’è più tempo per le mezze misure. Se vogliamo salvare la natura e l’umanità, abbiamo bisogno di cambiare il sistema e cambiare il sistema significa smantellare il regime di libero scambio.

Non si può consentire che si moltiplichino decisioni della WTO come quella che riguarda l’Ontario. I governi non dovrebbero sottostare a decisioni che minano le iniziative volte ad affrontare il cambiamento climatico. I diritti umani, i diritti del lavoro, i diritti dei nativi e i diritti della Madre Terra devono essere posti al di sopra delle norme commerciali , se vogliamo preservare la vita come la conosciamo .

In sede di WTO e degli accordi di libero scambio ci sono clausole che garantiscono i brevetti delle multinazionali su invenzioni che possono salvare milioni di vite e che possono aiutare a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Stiamo vivendo una situazione di emergenza globale, più grande di qualsiasi altra già vissuta, e i diritti di proprietà intellettuale per il profitto non dovrebbero avere la precedenza sulla natura e l’umanità .

Il commercio è necessario, ma un diverso tipo di commercio, che non si basi sullo sfruttamento delle persone e la natura e le cui regole vadano a beneficio delle comunità e non delle corporations. Il tipo di commercio che ci serve è complementare ed equo, il libero scambio corporate.

Dobbiamo garantire che tutti i Paesi e in particolare quelli che sono meno responsabili e più colpiti dai cambiamenti climatici abbiano il diritto e la capacità di:

• sostenere la loro energia attraverso fonti rinnovabili nazionali e internazionali attraverso clausole di “acquisto locale”, sussidi e tutti i tipi di misure che permettano loro di sbarazzarsi di combustibili fossili il più presto possibile.

• avere libero accesso a tutti i brevetti in materia di energia rinnovabile e invenzioni che possano aiutare a limitare gli effetti del cambiamento climatico .

• promuovere la sovranità alimentare e l’agroecologia non solo per raffreddare il pianeta, ma per sfamare il popolo senza sostanze tossiche e OGM.

• Stimolare la produzione locale e il consumo di beni durevoli per soddisfare le esigenze fondamentali delle persone ed evitare il trasporto di merci che possono essere prodotte localmente .

• Garantire il diritto umano all’acqua, invertire la privatizzazione dei servizi idrici pubblici e preservare i bacini idrografici .

• Spingere per le infrastrutture di trasporti pubblici puliti e accessibili, per portare le auto fuori dalle strade e ridurre le emissioni di gas serra .

• Stabilire regole e sanzioni contro le industrie che distruggono e inquinano l’ambiente, senza la minaccia di controversie internazionali .

• Incoraggiare la nazionalizzazione e il controllo della società nel settore energetico per smantellarne la componente sporca e accelerare l’espansione e la promozione di comunità basate su forme rinnovabili di energia pulita .

• Promuovere economie che siano diverse e resistenti ai cambiamenti climatici .

Per affrontare davvero la crisi climatica, un mondo senza la WTO e gli accordi di libero scambio, un mondo che non è dominato da multinazionali e dai regimi di libero scambio globali, è necessario! Dobbiamo cambiare il sistema, e dobbiamo farlo ora.

[1] General Agreement on Tariffs and Trade (GATT)

[2] THE PRESIDENT’S CLIMATE ACTION PLAN http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/image/president27sclimateactionplan.pdf

[3] TPP – Trans Pacific Partnership, TTIP – Transatlantic, Trade and Investment Partnership, EPA – Economic Partnership Agreements, CAFTA – Central America Free Trade Agreement, NAFTA – North American Free Trade Agreement.

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