La società civile italiana chiede al proprio Governo una posizione chiara sulla sicurezza alimentare

“Sostenere la produzione locale di cibo è la prima pietra sulla strada di una vera realizzazione del diritto al cibo, e il commercio deve essere complementare alla produzione locale, non giustificarne la dismissione”. Sono le parole di Olivier De Schutter, rapporteur speciale dell’Onu sul diritto al cibo, con chiaro riferimento alla Ministeriale della Wto in corso a Bali.
sovranità alimentareLa ferma posizione dell’India sulla sicurezza alimentare va oltre la centralità della questione agricola, e parla molto della possibilità per un Governo di progettare le proprie politiche di sviluppo e di lotta alla povertà in modo sovrano e autorevole. Nello specifico, la richiesta di India e G33 va nella direzione di un ripensamento dell’Accordo agricolo, che mira a mettere nelle mani del mercato la produzione di cibo, per ridare possibilità ai Governi di sostenere le produzioni locali e di dare risposte ai tanti, produttori come consumatori, colpiti dalla crisi.
La proposta dell’India e del G33, se sostenuta, potrebbe aprire la strada ad un nuovo approccio che lasciandosi alle spalle una volta per tutte la centralità assoluta dei mercati e la pretesa di una loro razionalità, potrebbe dare risposte anche ai problemi delle nostre campagne, del continuo rischio a cui sono sottoposti i nostri piccoli produttori sempre più esposti ad una competizione internazionale che rischia di buttarli fuori mercato, con la conseguente sparizione delle colture e delle culture ad esse collegati.
Come realtà della società civile, come cittadine e cittadini, chiediamo al Governo italiano di farsi interprete della nostra comune preoccupazione della necessità di una vera e concreta lotta alla povertà e alla fame e della progressiva perdita di spazio politico in nome della centralità dei mercati.
Nello specifico, chiediamo che il Governo italiano riveda la sua posizione critica sulla proposta del G33, sostenendone le ragioni anche in sede europea, sottolineando la necessità di un intervento pubblico in economia ed in agricoltura capace di riequilibrare gli squilibri che questo modello economico ha creato, dando un futuro alle migliaia di esperienze di agricoltura locale, contadina e familiare che, nel mondo, in Europa come in Italia devono sempre più diventare l’ossatura di un sistema di produzione agricola sostenibile, capace di vera lotta alla povertà e al cambiamento climatico.
Tra il rischio di una potenziale e non dimostrata distorsione dei mercati in seguito all’applicazione della proposta indiana e del G33, ed il rischio comprovato di una continua strage per fame e povertà noi scegliamo di assumerci il primo. Perchè abbiamo scelto di dare priorità ai diritti umani, delle comunità e dell’ambiente rispetto a quelli delle aziende e degli investitori.

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