Venti anni di NAFTA: un disastro per i lavoratori

Ronald Reagan wearing cowboy hat at Rancho del...

di Jeff Faux*

L’Accordo nordamericano per il libero scambio, o NAFTA, è stato la porta d’ingresso attraverso cui i lavoratori americani sono stati spinti nel mercato del lavoro neo liberale globale. Fissando il principio che le imprese americane potevano trasferire la produzione altrove e vendere i loro prodotti nuovamente negli Stati Uniti, l’accordo NAFTA ha minato il potere contrattuale dei lavoratori americani che aveva guidato l’espansione della classe media dalla fine della seconda guerra mondiale. Il risultato è stato 20 anni di salari stagnanti e di redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico verso l’alto.


Un modello per la globalizzazione
neo liberale
L’Accordo NAFTA ha avuto un impatto sui lavoratori americani, in quattro modi importanti. In primo luogo, l’Accordo ha causato la perdita di 700.000 posti di lavoro dato che le imprese hanno trasferito la loro produzione in Messico dove il costo del lavoro era più economica. La maggior parte di queste perdite avveniva in California, nel Texas, in Michigan e in altri stati dove si concentrava la produzione (e dove andavano molti immigrati provenienti dal Messico). A dire il vero, c’è stato un certo aumento di posti di lavoro lungo il confine nel settore dei servizi e al dettaglio. Ma questi aumenti di posti di lavoro sono inferiori rispetto alle perdite, e, in genere, si sono verificati nelle occupazioni con paghe più basse. La grande maggioranza di lavoratori che hanno perso il posto di lavoro a causa dell’accordo NAFTA, hanno, pertanto, subito una perdita di reddito permanente.

In secondo luogo, l’accordo NAFTA ha rafforzato la capacità dei datori di lavoro americani di obbligare i lavoratori ad accettare salari e benefici più bassi. Non appena l’accordo NAFTA è diventato legge, gli imprenditori hanno iniziato a dire ai lavoratori che le loro imprese intendevano trasferirsi in Messico a meno che i lavoratori non accettassero di ridurre il costo del lavoro. Nel mezzo delle trattative per il contratto collettivo con i sindacati, alcune imprese avevano persino iniziato a caricare i macchinari nei camion diretti in Messico. Le stesse minacce sono state utilizzate per combattere i tentativi di organizzare il sindacato. Il messaggio era: “Se voti a favore di un’associazione sindacale, ci trasferiremo a sud del confine”. Con l’accordo NAFTA, le imprese hanno anche potuto ricattare più facilmente i governi locali dal dare loro agevolazioni fiscali e sussidi che, naturalmente, hanno significato alla fine tasse più alte sui lavoratori dipendenti e su altri contribuenti.

In terzo luogo, l’accordo NAFTA ha portato parecchi milioni di lavoratori messicani e le loro famiglie ad abbandonare i settori agricoli e le piccole imprese, che non potevano competere con l’ondata di prodotti, spesso sovvenzionati, provenienti dai produttori americani. La dislocazione dei lavoratori è stata la causa principale del drammatico aumento di lavoratori senza documenti negli Stati Uniti, che ha esercitato un’ulteriore pressione verso il basso sui salari nordamericani, specialmente nei mercati del lavoro che avevano già una paga bassa.

In quarto luogo, e alla fine la più importante, l’accordo NAFTA ha creato un modello per le regole dell’economia globale dei Paesi emergenti nei quali i benefici sarebbero affluiti al capitale e i costi al lavoro. L’accordo NAFTA ha, tra le altre cose, concesso alle imprese protezioni eccezionali dalle leggi nazionali del lavoro che potevano minacciare i profitti, l’istituzione di tribunali speciali, scelti da una rosa di esperti a favore delle imprese, per giudicare le cause delle imprese contro i governi, e, allo stesso tempo,  ha negato effettivamente lo status giuridico ai lavoratori e ai sindacati perché si difendessero in queste giurisdizioni transfrontaliere.

La classe di governo americana, in alleanza con le élite finanziarie dei suoi partner commerciali, ha applicato i principi dell’accordo NAFTA alla Organizzazione Mondiale del Commercio, alle politiche della Banca Mondiale e del FMI, e all’accordo in base al quale ai datori di lavoro dell’enorme fornitura di lavoratori cinesi a paga bassa, veniva permesso l’accesso ai mercati americani in cambio di investimenti delle imprese multinazionali americane in Cina. La dottrina socialista dell’accordo NAFTA a favore del capitale e della liberalizzazione dei mercati del lavoro ha, inoltre, guidato la politica americana nella crisi del pesos messicano del 1994-95, il crash finanziario asiatico del 1997, e il tracollo finanziario globale nel 2008. Il governo americano ha, in ogni caso, organizzato il salvataggio delle banche e degli investitori aziendali mentre abbandonava i lavoratori a sé stessi.

Uno spartiacque nella politica americana
Per la politica americana, l’approvazione dell’accordo NAFTA sotto la presidenza americana di Bill Clinton ha indicato che l’èlite del partito democratico, il principale partito “progressista” aveva accettato l’ideologia economica reazionaria di Ronald Reagan. Un “Accordo nordamericano” fu inizialmente proposto dal repubblicano Reagan nel 1979, un anno prima di essere eletto presidente. Dieci anni più tardi, il suo successore repubblicano, George H. W. Bush, negoziò l’accordo finale con il Messico e il Canada.

All’epoca, i democratici che controllavano il Congresso non approvarono l’accordo. E quando il democratico Bill Clinton fu eletto nel 1992, si pensò diffusamente che il pendolo della politica vacillasse a destra e che l’accordo NAFTA non sarebbe mai passato. Ma Clinton si circondò di consiglieri economici di Wall Street e nel suo primo anno spinse per l’approvazione dell’accordo NAFTA al Congresso.

L’inevitabile risultato è stato la riduzione del tenore di vita dei lavoratori in tutto il nord America: i salari e i benefici sono rimasti indietro rispetto alla produttività in tutti i tre Paesi. Inoltre, nonostante la diminuzione dei salari negli Stati Uniti, la differenza tra il tipico lavoratore americano e  messicano nel settore manifatturiero rimane la stessa. Persino dopo gli adeguamenti per il diverso costo della vita, i lavoratori messicani continuano a ricevere circa il 30% dei salari che ricevono i lavoratori negli Stati Uniti. L’accordo NAFTA, così, è allo stesso tempo il simbolo e la sostanza della “corsa verso il basso” a livello globale.

Creare un nuovo modello
In Nord America ci sono due strategie politiche alternative per il cambiamento. Una è l’abrogazione: l’accordo NAFTA dà ad ogni nazione il diritto all’auto-esclusione dall’accordo. Il problema è che a partire da oggi le economie e le popolazioni dei tre Paesi sono diventate così integrate che la disintegrazione potrebbe causare dislocazione, disoccupazione e una caduta sostanziale del tenore di vita.

L’altra opzione è costruire un movimento politico transfrontaliero per riscrivere l’accordo NAFTA in un modo che dia ai cittadini comuni diritti e protezione sul lavoro almeno pari ai privilegi attuali degli investitori aziendali. Ad esempio, i tre Paesi a cui si riferisce l’accordo NAFTA dovrebbero adottare alti standard simili per la protezione dei tre sindacati, della contrattazione collettiva, della salute e sicurezza, e i loro cittadini dovrebbero avere il diritto di querelare gli altri Paesi per le violazioni.

Questo, ovviamente, non sarà facile. Ma è già stata gettata una base dalla crescente collaborazione tra gli immigrati, i sindacalisti, gli attivisti per i diritti umani e altre organizzazioni di attivisti in tutti i tre Paesi. Se un movimento simile riuscisse a redigere un nuovo contratto sociale a livello continentale, l’integrazione economica nordamericana, invece di essere un progetto per lo sfruttamento del lavoratore, potrebbe proprio diventare un modello per portare la giustizia sociale nell’economia globale

* di Jeff Faux è fondatore e attualmente Distinguished Fellow dell’Istituto di Economia Politica a Washington DC. Il suo ultimo libro è The Servant Economy.

Pubblicato su Foreign Policy in Focus sta collaborando con la rivista messicana La Jornada del Campo, dove è apparsa una versione precedente di questo commento, per pubblicare una serie di pezzi che esaminano gli impatti dell’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA) 20 anni dopo la sua attuazione. Questo è il primo della serie.

(Traduzione di Maria Teresa Polico)