Diritti del lavoro? L’Europa batta un colpo nel trattato EU-Korea

L’accordo di liberalizzazione commerciale tra Europa e Korea viene spesso vantato dalla Commissione Ue come profondamente innovativo perché prevede, al Capitolo 13 (EU-Korea sust dev chapter 13 annex EN), un’intera sezione dedicata allo Sviluppo sostenibile e ad un meccanismo di monitoraggio dell’impatto delle liberalizzazioni su di esso, con la partecipazione di sindacati e imprese europei e coreani.

Il primo test significativo per il suo effettivo funzionamento ci si presenta ora, quando il Gruppo Consultivo di parte europea (DAG), per la prima volta, scrive al Commissario al Commercio la Letter to Mr Karel De Gucht _ Art 13- Korea -FTA per chiedere conto dei mancati passi avanti dalla Korea in materia di tutela dei diritti dei lavoratori.

Il governo della Repubblica di Corea si è assunto una serie di impegni con l’UE rispetto al cap. 13 che comprendono , fra gli altri , “rispettare , promuovere e realizzare , nelle loro leggi e pratiche , i principi riguardanti i diritti fondamentali”, come stabilito nella Dichiarazione dell’OIL sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro , nonché a “fare costanti e sostenuti sforzi per ratificare le convenzioni fondamentali dell’OIL , nonché le altre convenzioni che sono classificati come ‘ up-to- date’ dall’OIL” (art. 13.4.3 ) .

Il DAG ha tenuto conto delle conclusioni della seconda riunione del Forum della Società Civile nell’ambito dell’accordo di libero scambio UE-Corea , che si è tenuto a Seoul , il 12-13 settembre 2013, e che ha discusso a lungo un parere sui diritti fondamentali al lavoro adottato dal DAG UE nel maggio 2013 (CES746-2013_00_01_TRA_TCD_en) . Nel documento si partiva dalla denuncia di casi conclamati di violazione dei diritti sindacali – contro il Korean Government Employees Union (KGEU), la Trade Union (MTU), il Korean Teachers’ Union (KTU) ma anche di singoli lavoratori, minori e schiavi, anche in filiere in teoria più formalizzate come quelle della multimazionale Hyundai Motor.
Si terminava, poi, con delle richieste riecheggiate nella lettera a De Gutch:
• si chiede al governo coreano di implementare le misure necessarie e rimuovere gli ostacoli per consentire la ratifica delle rimanenti Convenzioni fondamentali dell’OIL , ossia la convenzione n 87 sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale, Convenzione n °98 sul diritto di organizzazione e contrattazione collettiva, la Convenzione n° 29 sul lavoro forzato e la convenzione n°105 sull’abolizione del lavoro forzato che la Corea non ha ancora ratificato ;
• è del parere che la promozione e il consolidamento del dialogo sociale faciliterà la creazione delle pre-condizioni per la ratifica di queste quattro convenzioni e contribuiranno anche a garantire la piena attuazione delle Convenzioni fondamentali dell’OIL sia in Corea che l’UE;
• raccomanda , per quanto riguarda la questione del lavoro forzato, modifiche del regime di prigionia;
• sollecita sia la Corea sia gli Stati membri UE a garantire la piena attuazione delle Convenzioni fondamentali dell’OIL che sono già state ratificate. Si chiede anche di essere informati sui casi di mancato rispetto delle Linee Guida dell’OCSE destinate alle imprese multinazionali di Corea e dell’UE.

Dall’udienza che la Commissione riserverà a questa azione e dalla conseguente implementazione pratica di misure conseguenti, potremo misurare l’effettiva efficacia dell’art. 13 come strumento di monitoraggio degli impatti nell’ambito degli accordi di libero scambio, ma soprattutto la volontà politica dell’esecutivo europeo di utilizzarlo davvero come uno strumento per la diffusione dei principi chiave dello sviluppo sostenibile.

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