In Virginia botte da orbi sul TTIP

di Monica Di Sisto, Fairwatch

Avrei voluto davvero esserci, ad Arlington: vedere un allevatore americano che affronta un azzimato diplomatico europeo per chiedergli quando in Europa la pianteremo di impedirgli di venderci le sue bestie cresciute con gli ormoni, e se ci decideremo a farlo con il TTIP, non ha prezzo. I tradizionali dialoghi con la società civile, che i negoziatori del Trattato transatlantico di liberalizzazione di commercio e investimenti Usa-Ue svolgono a margine delle trattative in corso in questa settimana oltre Oceano, hanno assunto nella ridente cittadina della Virginia un tono meno patinato di quello cui ci avevano abituato Bruxelles e Washington. E questo quinto ciclo negoziale si tinge di farsa, con Lorenzo Terzi, capo dell’unità delle relazioni internazionali bilaterali nella Direzione generale per la salute e i consumatori della Commissione europea, che imbarazzato raccomanda al vaccaro lobbista dell’American Meat Institute (AMI) Jim Hodges, a quanto riporta la stampa presente “di adottare una posizione più in linea con quella degli altri partner commerciali” e quindi “di cominciare a sperimentare la produzione libera da ormoni” senza insistere su una direzione “che non ha possibilità d’essere considerata a breve o medio termine”. Insomma, un principe in visita alle stalle. Continue reading

La ministra Guidi e il TTIP che non c’è

di Monica Di Sisto , Fairwatch

Giornata suggestiva quella del 30 aprile, quando la ministra allo Sviluppo economico Federica Guidi si è presentata in aula al question time della Camera per rispondere al Movimento 5 Stelle, che le chiedeva “quando – e non è la prima volta che lo chiediamo – i dettagli dell’accordo TTIP saranno resi pubblici. Il Parlamento e le Commissioni competenti ne devono essere assolutamente informati (…) perché il tempo è importante e perché degli accordi internazionali a sorpresa, dei quali si conoscono dopo gli effetti, i cittadini, e noi che li rappresentiamo, ci siamo stancati”. Quesito diretto, risposta creative, perché la ministra ha descritto all’aula un accordo che non c’è. Che forse lei auspica, desidera, ma che nei fatti non esiste. Entriamo nei dettagli. Continue reading