19-23 maggio: Ue e Usa di nuovo a confronto

di Monica Di Sisto, Fairwatch

L’attesa sembrava non finire mai, e invece il Ministero del Commercio con l’Estero Usa ha fatto sapere che i nuovi negoziati del trattato TTIP si terranno ad Arlington, ridente (non troppo) cittadina da 200mila anime nella Virginia. nell’imminenza delle Elezioni europee, per far crescere il consenso alle trattative in quella parte di continente che ancora adesso – a partire da Francia e Germania – resiste all’idea della necessità di ulteriori liberalizzazioni e può affondare il processo, il commissario europeo al Commercio De Gucht, che ha aperto per tre settimane una consultazione online sul sito della Commissione per rabbonire quella parte dell’opinione pubblica che lo accusa di scarsa trasparenza nel negoziato, sta affrontando una marcia forzata di incontri con imprese e istituzioni competenti.

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Wto: Bali, ultima spiaggia dopo troppi anni di crisi

di Monica Di Sisto/Fairwatch

Schermata 12-2456630 alle 05.56.42Con la nona Conferenza ministeriale che si celebra a Bali, in Indonesia, da oggi 3 fino al 6 dicembre, l’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto) non si gioca sulla spiaggia del paradiso tropicale soltanto la sua reputazione come assise multilaterale per il governo globale del commercio. E’ in discussione, in realtà, la sua stessa rilevanza. Non è un segreto che, ad esempio, gli Stati Uniti vorrebbero limitarne l’attività  al solo Meccanismo di risoluzione delle controversie commerciali e poco più. L’ampio negoziato di liberalizzazione di agricoltura, servizi, investimenti e molto altro, rilanciato a Doha nel 2001 dopo il fallimento del vertice di Seattle del 1999, e dato per congelato a Ginevra con la Ministeriale del 2011, vede giorno dopo giorno ridursi il proprio spazio di azione a causa del moltiplicarsi delle trattative dirette tra Paesi al di fuori della Wto. Anche l’Europa, sul modello degli Stati Uniti, negli ultimi anni ha aperto decine di trattative faccia a faccia extra Wto: con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico (EPAs), ad esempio, poi con i partner del Mediterraneo (DCFTAs), con la Korea, Perù e Colombia (FTAs). Si appresta, infine, a consolidare una “Nato del commercio”, creando un’area di libero scambio con gli stessi Stati Uniti (TIPP o TAFTA), legando a doppio filo le due più grandi potenze esportatrici globali per combattere la crisi allargando il mercato interno e le sinergie tra le filiere.

Tra i Paesi in via di sviluppo, dal canto loro, sono emerse negli ultimi anni alcune potenze esportatrici come Cina, India e Brasile forti al punto che quest’ultimo ha vinto la corsa alla successione dell’ex direttore generale della Wto, il francese ex Commissario UE Pascal Lamy, con il proprio ex ambasciatore a Ginevra Roberto Azevedo. Ma il rallentamento subito dal commercio internazionale a causa della crisi della domanda delle imprese e dei consumatori di Stati Uniti ed Europa, e la crescita lenta della domanda interna, crea sconforto nei Pvs e sfiducia nel fatto che il commercio internazionale possa rimanere a lungo il volano della globalizzazione e che, di conseguenza, la Wto ne rimanga l’istituzione-chiave. Senza contare che i Paesi più poveri (LDCs) vedono da anni ripetersi in ambito Wto promesse – come il taglio dei sussidi Usa e Ue alle proprie esportazioni, un accesso senza dazi né limiti di quota ai mercati dei Paesi avanzati, misure specifiche per i Paesi dipendenti dalla produzione del cotone, aiuti al commercio, formazione e così via – che non sono state mantenute e incrinano la credibilità della Wto.

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Considerazioni sul Tavolo di Confronto con il Governo italiano

di Leopoldo Tartaglia/CGIL

WTO Public Forum 2010

WTO Public Forum 2010 (Photo credit: World Trade Organization)

Su convocazione del MISE, si è svolta il 22 novembre scorso una breve riunione del “Coordinamento sul negoziato multilaterale di Doha (DDA)”

Il Coordinamento è un tavolo istituito dall’allora Ministro Fassino in vista della ministeriale di Seattle del 1999 e dovrebbe consentire l’informazione e la consultazione, da parte del governo, delle parti sociali e della società civile sull’andamento del negoziato commerciale multilaterale.

Le vicende dei governi italiani e lo stallo negoziale del Round di Doha hanno fatto sì che il tavolo non si riunisse da lungo tempo, accentuando la dissimetria informativa e di partecipazione tra le organizzazioni imprenditoriali – spesso convocate dal governo e informate puntualmente sugli andamenti dei negoziati – e i sindacati e le organizzazioni della società civile, che non trovano altre occasioni per poter far sentire la propria voce su questi temi.

L’argomento è stato sollevato, in apertura di riunione, dalla CGIL e dall’Osservatorio sul commercio internazionale TRADE GAME (CGIL, Arci-Arcs, FairWatch, Legambiente), che hanno chiesto una maggiore frequenza di convocazione del tavolo multilaterale e l’apertura di analoghi tavoli sui negoziati bilaterali e plurilaterali, in particolare sul TTIP tra Ue e Usa, giunto al suo secondo incontro negoziale (il prossimo si terrà nella terza settimana di dicembre).
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Papa Francesco: no all’economia senza volto e senza uno scopo umano

Pope Francis met with media

Pope Francis met with media (Photo credit: Catholic Church (England and Wales))

“Ingiusto alla radice”: così papa Francesco definisce l’attuale sistema economico, nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ (‘La gioia del Vangelo’) in cui affronta diverse tematiche, legate ai temi politici, economici e sociali come a quelli etico-morali e spirituali. “Questa economia uccide”, accusa il Papa. Non solo “prevale la legge del più forte”, ma viviamo “una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, di un mercato divinizzato dove regnano speculazione finanziaria, corruzione ramificata, evasione fiscale egoista”. Di seguito alcuni passaggi salienti del suo documento.

No a un’economia dell’esclusione

53. Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Continue reading

Trade Game presenta la sua lettura sulla Ministeriale della Wto a Bali

Some people do not see international trade fav...

Some people do not see international trade favourably: here a child protests against the WTO in Jakarta. (Photo credit: Wikipedia)

In occasione della convocazione, da parte del Ministero dello Sviluppo economico, della una Riunione di coordinamento sul negoziato multilaterale dell’Agenda di Doha (DDA), richiesta qualche mese fa con una lettera pubblica, l’Osservatorio italiano sul commercio internazionale Trade Game presenta una nota con la sua lettura e le sue priorità verso la prossima Ministeriale della Wto che si terrà a Bali, in Indonesia, dal 3 al 6 dicembre prossimi. “Soprattutto a fronte del proliferare di negoziati commerciali scarsamente trasparenti in sede plurilaterale e bilaterale – spiegano CGIL, ARCS/ARCI, Fairwatch e Legambiente – , sentiamo l’esigenza di uno spazio stabile di dialogo trasparente e continuo sui mandati e i risultati negoziali, per costruire una prospettiva di impatti e implicazioni nel merito più ampia e inclusiva. In particolare, riterremo quantomai opportune informazione e consultazione di tutti i soggetti della società civile in merito al negoziato TTIP tra UE e USA”.

Tra i punti più importanti sui quali Trade Game pone l’accento, tre sono le necessarie modifiche di paradigma che vengono proposte nel documento:

“Crediamo in una cittadinanza globale in cui le economie sono diversificate e integrano tutti i settori garantendo in primo luogo le esigenze locali delle persone e la salute dell’ecosistema. L’idea che ciascun Paese debba specializzarsi in ciò che può fare meglio in base al proprio “vantaggio comparato” crea solo economie atrofizzate”.

“Per uscire dalla crisi insieme chiediamo a chi negozia per nostro conto di rinunciare all’approccio ideologico sulle virtù salvifiche del libero commercio e del libero mercato, per guadagnare una giustizia economica i cui pilastri siano la piena occupazione, la ridistribuzione della ricchezza e il recupero del controllo democratico sui settori vitali della nostra economia, al fine di servire meglio le persone, promuovere i loro diritti e preservare l’ecosistema”.

“Ci sono alternative sostenibili al libero scambio e alla dipendenza dai mercati internazionali. Chiediamo che venga garantito a tutti lo spazio politico necessario a praticarle, a Nord e a Sud”.

In allegato il testo completo TG Mise1113doc

L’Osservatorio Trade Game chiede al viceministro Calenda la riattivazione del Tavolo istituzionale sui negoziati commerciali

Lo stallo dei negoziati multilaterali, l’imminenza di una nuova ministeriale WTO a Bali, e l’intensificarsi degli incontri istituzionali su tavoli di portata geopolitica inedita come il Transatlantic Trade and Investment Partnership tra Ue-Usa (TTIP), ma anche di negoziati plurilaterali come il Trade in Services Agreement (TISA), hanno spinto l’Osservatorio Trade Game a scrivere al viceministro allo sviluppo economico calenda per chiedere la riattivazione del Tavolo di confronto con la società civile sui negoziati commerciali inaugurato presso il MISE dopo la ministeriale della WTO di Seattle, in vista dell’appuntamento di Cancun del 2003, e da un paio d’anni non più riconvocato.

“Ci preoccupa – hanno scritto le organizzazioni firmatarie – infatti, l’assenza di un dialogo trasparente e continuo sui mandati e risultati negoziali – dovuta in parte alla tecnicalità ma anche alla segretezza dei testi in discussione – che ci impedisce di offrire una prospettiva di impatti e implicazioni nel merito più ampia e inclusiva rispetto ai soli attori imprenditoriali nazionali, che, al contrario, a quanto si apprende, sono stati convocati a confronto, ad esempio sui negoziati USA-UE e invitati formalmente ad esprimere osservazioni e proposte in un apposito incontro convocato presso il MISE nel giugno scorso”.

Il testo della lettera: FTletteraistituzionale031013

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Trade Game: un seminario a Roma per formarsi e presentarsi

Si è svolto a Roma, nella giornata di martedì 11 giugno,  l’annunciato seminario di presentazione dell’ “Osservatorio sul  commercio internazionale TRADE GAME: il commercio non è un gioco”, promosso dalla CGIL insieme ad ARCS-ARCI, FairWatch e Legambiente e già  “lanciato” con un’iniziativa nel corso del recente Forum Sociale  Mondiale di Tunisi.

I trattati commerciali sono oggi negoziati a livello europeo e questo  aumenta la mancanza di informazione, trasparenza, coinvolgimento  democratico, nonostante un nuovo ruolo più attivo assegnato al  Parlamento Europeo dal Trattato di Lisbona.

Lo stallo del negoziato di Doha in seno alla Organizzazione  Internazionale del Commercio (OMC-WTO) sta portando ad una  moltiplicazione di Trattati di Libero Scambio bilaterali, tra l’Europa e  diversi paesi o gruppi regionali di Paesi.

L’Osservatorio seguirà e informerà su tutti questi negoziati e questi trattati, ma si concentrerà particolarmente sul TTIP tra Unione Europea e Usa,  che per la sua importanza politica ed economica mira a cambiare tutte  le regole del gioco a livello globale; sui trattati con i paesi  dell’area Mediterranea (Marocco, Tunisia, Giordania ed Egitto); sul monitoraggio del capitolo “sostenibilità” previsto nell’accordo di libero scambio con la Corea del Sud.

Leggi il report dell’iniziativa, sul sito della CGIL