Wto: 20 anni e nulla da festeggiare

di Leopoldo Tartaglia*

Le speranze di un successo per la X Conferenza Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, nell’anno del ventesimo compleanno del Wto (nell’acronimo inglese), erano soprattutto legate ai recenti risultati di un altro negoziato multilaterale. Si veniva dal non facile accordo raggiunto a Parigi sulle questioni climatiche e si era scelto, non a caso e per la prima volta, uno stato africano, il Kenya, per ospitare i lavori di rilancio dell’Agenda di Doha, promossa nel novembre del 2001, subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle, come risposta al terrorismo mondiale e promessa di mettere le politiche commerciali al servizio dello sviluppo, a partire da quello dei paesi più poveri.

Eppure nonostante le premesse, dopo quattro giorni di incontri fittissimi e un prolungamento del negoziato di oltre 24 ore, le distanze tra Nord e Sud del mondo restano tutte, con i nodi da sciogliere sempre uguali: da una parte Unione Europea e Stati Uniti per maggiori aperture e l’introduzione di nuove tematiche come investimenti, appalti pubblici e servizi, dall’altra i Paesi in via di sviluppo e quelli più poveri a fare blocco contro liberalizzazioni che rischierebbero di mettere in ginocchio le loro economie.

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Fairwatch/Wto: ecco il testo dell’Accordo finale

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Ministerial NairobiE’ arrivata l’ultima versione del testo finale della Conferenza di Nairobi, una Dichiarazione ministeriale che la Commissario Cecilia Malmstrom saluta su Twitter come il  risultato di un lavoro faticoso. E della ferma convinzione dei Governi d’Europa nelle potenzialità della Wto e del multilateralismo. peccato che qualche ora fa il viceministro italiano al Commercio Carlo Calenda lamentasse sempre via Twitter che i rappresentanti dei Governi UE, a parte lui, fossero circa tre in queste battute finali della tragedia di Nairobi.

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Fairwatch/WTO Niente accordo neanche oggi

“Dear all, The negotiations are still on going. The closing session will take place tomorrow. We will not be briefiNairobi Malmstromng but we will be available if you have questions. Please note that the NGO Centre will closed tomorrow”. Così l’ufficio della WTO addetto alle ONG ha comunicato che nemmeno oggi, quando i negoziati della Conferenza Ministeriale della WTO in corso dal 15 Dicembre a Nairobi dovevano essere chiusi da ore per lasciare spazio alla usuale, sontuosa cerimonia di chiusura, si è arrivati a una conclusione dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio. Continue reading

Wto/Fairwatch: a Nairobi il negoziato va avanti tutta la notte, atteso per stamattina nuovo testo sull’agricoltura

Come è d’abitudine nei momenti difficili, il negoziato dell’organizzazione mondiale del Commercio è andato avanti tutta la notte, ben oltre le deadline previste che comportavano il consolidamento di un testo entro ieri (giovedì) nel tardo pomeriggio. La bozza di documento finale raggiunta nella giornata di giovedì (che si può trovare qui Nairobi-Ministerial-Declaration-W33-Rev1-16-Dec-2015) non ha raccolto nessuno degli stimoli arrivati in questi giorni dai Paesi emergenti, soprattutto rispetto all’Agenda di Doha che rimane ancora, a quanto si apprende, strettamente tra partentesi quindi non condivisa. Continue reading

Wto/Fairwatch: l’organizzazione compie vent’anni ed è ora che vada in pensione

Ministerial NairobiDal 15 al 18 dicembre l’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto) tiene a Nairobi la sua decima Conferenza ministeriale (Mc10) che, a 20 anni dalla fondazione dell’organismo, potrebbe segnare la sua crisi definitiva. “Dobbiamo uscire da questo appuntamento con un programma negoziale valido almeno per un decennio”, ha detto nella conferenza stampa che precede di poche ore l’apertura dell’evento il Direttore Generale della Wto Robert Azevedo. “Dobbiamo ricominciare ad avere volontà e capacità di negoziare – ha sottolineato Azevedo –Dobbiamo discutere non soltanto focalizzandoci sui temi che abbiamo sul tavolo, ma anche guardandoci intorno e tenendo d’occhio il sistema intero. Oggi abbiamo perso quell’abitudine”, ha ammesso.

Come Fairwatch, noi crediamo che

– è necessario un cambiamento radicale del sistema del commercio mondiale

– I negoziati di accordi commerciali mega-regionali come TTIP, TPP e TISA si devono fermare.

– la comunità internazionale deve riconoscere che la Wto non è all’altezza dell’obiettivo del governo del commercio globale nell’ottica della protezione dei diritti, di una ridistribuzione del benessere e della gestione delle esternalità negative.

– Unione europea e Stati Uniti non devono manipolare il commercio globale nell’interesse di una piccola minoranza, ad un costo enorme per la maggioranza.

Al posto di questi processi, riteniamo che un dibattito serio e democratico sullo scopo e la portata del sistema commerciale internazionale sia urgente. Questo dibattito deve avvenire con la partecipazione di movimenti del nord e del sud e della gente, senza condizionamenti da parte degli interessi di una minoranza della società globale.

I retroscena

Due anni fa a Bali, la Conferenza ministeriale precedente aveva affidato ai Paesi membri un compito ambizioso, che tuttavia aveva sembrato ridare slancio al negoziato multilaterale: i Paesi avanzati avevano ottenuto un impegno dei Paesi emergenti, India e Cina in testa, di impegnarsi in una profonda accelerazione della liberalizzazione delle operazioni doganali e di transito delle merci (il capitolo della Trade facilitation), impegnandosi loro in cambio di mettere fine all’annosa questione dei sussidi all’agricoltura, di cui gli Stati Uniti sono ancora tra i principali erogatori, e promettendo di trovare una soluzione permanente che concedesse ai Paesi con i più alti tassi di povertà e di insicurezza alimentare, in primo luogo l’India, capofila di una lunga lista di Paesi poveri e poverissimi (i cosiddetti Least development Countries o LDC), di poter utilizzare gli stock alimentari pubblici per la distribuzione di cibo agli indigenti e altre misure di governo del prezzo agricolo nei momenti di forte volatilità dei mercati.

A Ginevra, però, da due anni a questa parte il negoziato si è arenato. Stati Uniti ed Europa, portavoce dei grandi esportatori dei Paesi avanzati, hanno messo sul tavolo altri temi che a Bali erano stati volutamente tenuti in sordina: la liberalizzazione degli investimenti e dei servizi, l’inclusione degli appalti pubblici e degli investimenti tra i settori da negoziare, l’accelerazione del commercio dei beni e servizi ambientali dominato ancora dai Paesi ad alta tecnologia, che paradossalmente vede tecniche controverse come i biocarburanti, il carbone, il gas da fracking e il nucleare tra le merci di cui facilitare gli scambi. Tutti argomenti, questi, al centro di molti degli accordi bilaterali e plurilaterali che Stati Uniti ed Europa stanno negoziando con altri Paesi membri, come la Trans Pacific partnership, il TISA, e il Transatlantic Trade and Investment Partnership “e che per il principio Wto della Nazione più favorita – ha ricordato in conferenza stampa Robert Azevedo – (cioè quello per cui un Paese membro della Wto non può concedere ad un altro membro un trattamento più sfavorevole rispetto a quello garantito ad altri ndr.) si riflettono comunque nelle trattative in corso”.

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